San Francisco… parte 3

1975702695.jpgSveglia presto… rigorosamente spenta e ritardata. Comunque, dopo la solita abbondante colazione (qui ne servono anche di dolci) ce ne andiamo in giro per China Town (qui vive la comunità cinese più grande fuori dai confini asiatici dopo New York) e per visitare un po’ della città.

E così visitamo la Grace Church (che somiglia a Notre Dame), il palazzo dell’opera (la cui cupula richiama San Pietro) e le Seven Sister, sette simpatiche casette ad Alamo Square.

Ma non erano i cinesi che copiavano? Mah…

 Un giro ai Golden Gate Garden (che sono distanti dal Golden Gate) e uno al Japanese Tea Garden.
Un a visita a Union Square e un bel tramonto visto dall’autobus (se volete vedere un tramonto a San Francisco calcolate bene i tempi di percorrenza delle strade)

Insomma, un bel giro per vedere le attrattive della città.

Ah, abbiamo visto anche Lombard Street, una delle strade più tortuose al mondo (sicuramente di S.Francisco), progettata così per evitare di avere una pendenza del 26% (va giù tanto…. ma tanto!)

Domani un giro al Golden Gate e poi bye bye

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Non rispettare le regole e andrai in prigione.Non rispettare le regole della prigione e andrai ad Alkatraz

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Dopo aver passato un’ottima nottata ce ne andiamo a spasso per Fisherman’s Wharf. Per arrivarci ed evitare di farci a piedi i saliscendi di San Francisco (la salita / discesa può arrivare al 21% di pendenza) prendiamo il famoso Cable Car, una specie di tram aperto trainato da un filo sul quale si sale al volo (e si scende al volo) e che va a circa 15 Km orari; ci sono posti al chiuso, posti all’aperto e posti in piedi fuori dal Cable Car attaccati ad un palo. L’esperienza è quantomeno interessante….

Arrivati al famoso Pier 39 ci godiamo il teatrino dei leoni marini. Proprio qui infatti si è insediata una colonia anni fa e sembra non aver intenzione di andarsene. Sono molto divertenti da guardare, giocano, si rotolano, dormono e sopratutto puzzano tantissimo.

Una bella passeggiata sul molo più turistico tra i vari negozi e negozzietti, una zuppa di pesce mangiata dentro una grande pagnotta di pane ed è ora di prendere il battello per la prigione più famosa del mondo

Alkatraz (the rock) è famosa per essere considerata la prigione da cui non si può fuggire. Nessuno è riuscito a fuggire tranne 3 detenuti che con un ignegnoso piano sono riusciti ad arrivare al mare. Nessuno sa se siano mai arrivati sull’altra sponda. Tuttora sono considerati latitanti.
Dopo una visita guidata (finalmente anche in  Italiano)  e una dimostrazione di chiusura delle porte delle celle (mette veramente i brividi) ci godiamo una bella vista di San Francisco dal mare per poi mangiarci una saporita zuppa di pesce.

Notte passata a bere acqua a causa della saporita zuppa di pesce.

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Go niners

169024388.jpg118815510.jpg1232569389.jpg1500522384.jpgL’arrivo a San Francisco non è dei migliori. L’hotel che avevamo prenotato per 4 notti è veramente brutto, sporco e si sentono rumori di ogni genere. Inoltre i treni merci che corrono tra 2 corsie della strada senza alcuna barriera protettiva passano a tutte le ore della notte suonando la sirena per evitare di prendere sotto qualcuno. Dopo una notte insonne passata sopra le coperte avvolti nei nostri asciugamani, senza alcun indugio e senza curarci di perdere i soldi della prenotazione decidiamo di cambiare hotel (poi ci informeranno che verremo rimborsati delle notti non trascorse). Questo hotel è decisamente migliore, sia come posizione sia come cura delle camere. Vedremo come va la notte. La giornata a San Francisco prevede 2 cose. La partita di football 49ers – Lion e la ricerca di una lavanderia a gettoni. Sulla lavanderia vi dirò soltanto che ad un certo punto stavamo pensando a come andare via lasciando i panni in una lavatrice che stava creando troppa schiuma. Sulla partita invece mi dilungherò di più (Ah, per accontentare la nostra cara Edna, faremo un incontro privato a casa nostra in cui ci dilungheremo sui particolari dell’hotel di Las Vegas)

Il tutto inizia alle 10 di mattina. Per noi è prestissimo, la partita è alle 13, ma non avendo idea di dove sia lo stadio nè di come si chiami (sul Garmin di Stadium ce ne sono troppi) decidiamo di cercare stadio e biglietti (acquistati, ma da ritirare).
La sorpresa è trovare una coda lunga per i parcheggi (ovviamente a pagamento)  e persone praticamente accampate  da tempo ai piedi dello stadio. Gente che si prepara a cuocersi braciole e hot dog sulla brace con dei Barbeque montati sui pick up o talmente grandi da necessitare di carrelli per essere trainati. Impressionante. Tutti sommersi da decine e decine di gadgets dei 49ers.

Ah, dimenticavo, concetto non trascurabile: la tifoseria ospite, composta solamente da individui non organizzati in gruppi, era perfettamente amalgamata nello stadio e fuori a quella di casa.

Insomma. Noi facciamo una scampagnata fuori porta, loro fanno una domenica allo stadio.
Ci sentivamo completamente fuori luogo. Tanto da comprarci un cappellino per sentirci a tema.

La partita finisce 31 a 13 per i padroni di casa. Ma più che il gioco, è lo spettacolo di contorno, con Cheerleader acrobatiche (tra cui 2 sulla sedia  a rotelle… curioso, eh?)  suonatori di tamburi, ballerini di latino-americani e individui del tutto singolari.

Nota a piè di pagina: nei locali chiusi tengono l’aria condizionata a -15 gradi, allo stadio alle 13, con un sole che brucia le pietre, sono festiti con felpe e giacche a vento…. mah 

 

Mai nome fu più azzeccato

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Benvenuti alla Death Valley. L’unico parco il cui biglietto d’ingresso si paga sulla fiducia. Ogni tanto ti ricordano di pagare, ma nessuno controlla. Anzi. Nessuno c’è.
Al nostro arrivo (ore 17.30 circa) il visitor center è già chiuso. Non ci sono ranger e dobbiamo procacciarci una cartina del parco per caipre dove andare (negli altri parchi te la forniscono all’ingresso, ma qui l’ingresso non c’è…)

Il parco è molto surreale. Non ci sono nè piante nè animali. Ricorda molto un ambiente lunare. Privo di ogni forma di vita. In realtà di vita c’è n’è parecchia, ma è ben nascosta. Sulla sabbia si vedono le scie lasciate dai serpenti e le piante grasse fanno le protagoniste.

Scendiamo fino a BadWater (siamo a -85m slm). La temperatura è alta, un grande fono acceso ci attende fuori dall’auto e una grande distesa di sale ci fa compagnia al tramonto. 

La mattina seguente visitiamo Zabriskie point, Artist pot e le dune di sabbia stile Sahara poi ci dirigiamo alla volta di San Francisco.

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Las Vegas – Il Bellagio

1160643741.jpgNon potevo non dedicare un post al nostro hotel per una notte. L’unico del viaggio che si può definire albergo da viaggio di nozze nel senso classico del termine.
E’ il lusso del lusso, qualcosa di eccezionale. Oltre che spazi interni ricchi di decorazioni di ogni genere, l’albergo ospita uno degli spettacoli del Cirque du soleil definito uno dei più belli. peccato sia fuori budget anche quello.

La nostra camera dava sul lago (quel ramo del lago di Como…) dal quale ogni mezz’ora emergeva uno spettacolo di fontane e musica da far paura. Un numero impressionante di fontane che danzano a tempo di Jazz, lirica, standard e country.
Le foto non rendono l’idea, ma se cercate su you tube qualcosa trovate.

Il Bellagio, costato 1,7 miliardi di dollari, è uno di quelli costati di più. Ma, come tutti gli altri, è una gallina dalle uova d’oro.1111772253.jpg
Non voglio annoiarvi con i dettagli del Bellagio, nè vantarmi di esserci stato. E’ che siamo davvero rimasti a bocca aperta di cosa vuol dire la parola lusso a Las Vegas.

 

Altre due parole le spendo su Freemont Street Experience. Si tratta di uno schermo a led gigante che copre un’intera via lasciando passare la luce di giorno e proiettando spettacoli di 5/10 min ogni ora.  E’ lo schermo a lef più grande del mondo (12 milioni di led) costato circa 70 milioni di dollari e serve a d attirare un po’ l’attenzione sulla downtown di Las Vegas.707043978.jpg

Las Vegas – All you can eat

271500282.jpgPagando poco meno di 15 dollari a testa (parliamo di 10 euro) si può accedere ad un pranzo “All you can eat”, un buffet del casino. Ce ne sono di tutti i tipi, di tutti i colori e di tutte le qualità.

Qui abbiamo dato il meglio di noi, alzandoci dal tavolo sempre stracolmi (anche le bevande sono incluse…. tranne alcolici e acqua).
Il concetto del pranzo a buffet racchiude un po’ l’anima di Las Vegas: specchio per le allodole (secondo la guida i casino ci perdono sui pasti, si rifanno ai tavoli da gioco) e apice dello spreco (se non ti va più si butta via e si passa senza esitazioni ad un altra portata).
E’ un gioco anche quello. Come è un gioco girare all’interno dei casino. Oltre che i vari tavo1607855517.jpgli da gioco e le varie slot machine, i casino al loro interno nascondono delle vere e proprie città, con tanto di vie, statue, negozi e cieli finti.

Parigi e New York sono riprodotte con tanto di fermata della metro, il Cesar Palace offre delle fontante immense agli angoli della via Appia.
Si lo so,  fuori contesto fa sorridere e storcere il naso. Ma nell’atmosfera di Las Vegas è simpatico trovarsi immersi in questo mondo.

Las Vegas – Bigger is Better

 Se è vero che questo è il motto d882425194.jpge Las Vegas non lo so, ma sicuro è la prima cosa che viene in mente arrivando alla città del peccato. Se può essere più grande, sarà più grande. Se c’è bisogno di distruggere e ricostruire, questo verrà fatto nel minor tempo possibile. Senza badare a spese di alcun genere.

Secondo la guida, Las Vegas o si ama o si odia. Noi siamo tra quelli che l’apprezzano molto. (si può avere una posizione non estrema?). Se la si prende come un gran parcogiochi per adulti stile Disneyland, tutto quello che si vede non può essere non apprezzato.
Gran parte degli Hotel/Casino riproducono in maniera fedele (o meno) una parte del mondo.

I più lussuosi portano un pezzo d’Italia nella città dei lustrini (manco a dirlo). Ma c’è n’è per tutti i gusti. E così in meno di 4 miglia si attraversa Venezia in gondola, si passa sotto la torre Eiffel, si saluta Giulio Cesare e si fa una capatina in Egitto.
Tutto assolutamente chitc. La patria del chitc.1940674242.jpg

Ogni cosa è studiata nei piccoli particolari per farti spendere soldi. Una macchina creata per spulciarti fino all’ultimo dollaro, senza però finirti del tutto.  I colori, le luci, i suoni e persino il cibo.

Piccola nota dolente: La contea di Las Vegas conta il più alto numero di infarti e suicidi degli States 

 

Zion, toccata e fuga

59231718.jpgSe tutti fanno il giro in senso orario un motivo c’era, anche se era ben nascosto tra le righe. Noi avendolo fatto al contrario abbiamo colto la sottile differenza tra i due giri. In uno vedi Bryce Canyon e lo Zion prima di Yellowstone e Grand Teton. Questo porta a vedere con occhi diversi il Bryce e lo Zion.

Lo Zion è stato comunque molto piacevole. La prima cosa che colpisce (cosa che colpisce in tutti i parchi) è l’incredibile organizzazione. In questo parco, per esempio, l’accesso alle auto è limitato ad una sola strada. Si raggiunge il visitor center, si parcheggia e si prende la navetta gratuita che ti porta in tutti i punti di interesse del parco. Di navette ce ne sono in abbondanza (ne passa una ogni 6 minuti) e le fermate sono attrezzate con pensilina in legno e un numero considerevole di panchine, sempre in legno.

390199477.jpgL’ingresso ai parchi nazionali è sempre a pagamento, ma si paga a veicolo, non a persona, e si può acquistare un pass annuale per tutti i parchi nazionali (56 euro circa). Per quello che abbiamo potuto apprezzare, è un prezzo più che ragionevole. Ci sono bagni, punti ristoro e aree picnic praticamente ovunque. In alcuni parchi i camping sono gratuiti e di ranger ce ne sono a stufo. Tutti all’interno del parco sono gentilissimi e informatissimi e molto, ma molto pazienti con gli stranieri più duri a comprendere la lingua inglese (e non siamo solo noi, ve l’assicuro)

Tornando allo Zion, abbiamo preso la navetta e siamo scesi all’inizio di una passeggiada lungo fiume. La passeggiata (livello very very easy) diventa più emozionante quando il percorso finisce e inizia l’attraversamento della gola (percorso meno easy). Due grosse formazioni rocicose rosse si innalzano ai nostri lati mentre tentiamo 1581829966.jpgdi non immergerci del tutto in un’acqua non troppo ghiacciata.  La passeggiata di un paio d’ore ricorda in parte la gola del fiastrone, ma credo che tra di loro le gole si somiglino un po’ tutte.

Lungo il percorso, ai bordi del fiume, si possono vedere un numero considerevole di scoiattoli che sembrano mettersi in posa per una foto e poi filano via velocissimi. 

La sera raggiungiamo il motel con il costo più basso finora (31 euro colazione compresa) e domani si raggiunge las vegas 

1735331870.2.jpgAh, gli americani non amano le gallerie. Le pochissime incontrate sono buie. Per il resto tagliano direttamente la montagna. 

Bye Bye Yellowstone

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Lasciamo Yellowstone per raggiungereil Bryce Canyon.  Il viaggio è lungo ed è d’obbligo la tappa notturna a Salt Lake City.
Prima di andare via però ci regaliamo un ultimo giro tra i vari gayser più o meno fumanti. Il tentativo di vedere la bellissima Prismatic Pool fallisce miseramente a causa del troppo fumo che la stessa pool rilascia (praticamente è tutto bianco).

Dopo due mezze giornate di viaggio arriviamo al Bryce pronti per nuovi trail.
Non ce ne sono moltissimi e sembrano tutti difficile. La fregatura è che un canyon è il contrario di una montagna: quando si è freschi si fa la discesa, quando si è stanchi si fa la risalita. E questo canyon è davvero profondo. 

Optiamo per un percorso che rimane in quota (siamo sui 2630 mt) che tocca i vari view point fino ad arrivare al Sunset Point per goderci un tramonto che, a dirla tutta, non ci lascia a bocca aperta.

A quel punto abbiamo la malsana idea di voler vedere l’alba e affrontare uno dei trail più semplici tra quelli che scendono sul fondo del canyon.

La sera però abbiamo la nostra prima esperienza con una pizza americana. L’idea non era quella di mangiare una pizza italiana, ma di provare le specialità statunitensi, tra cui anche la pizza fatta come piace a loro. La pizza è buona e condita con tutto. Il problema è che non avevamo calcolato che una pizza in USA si mangia almeno in 2 persone. Questo ha avuto come conseguenza una nottata quasi in bianco e la sveglia spostata dalle 6.00 alle 8.30 con alba e trail saltati. pazienza

 

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Ped Xing

1029421187.jpgTra le perversioni made in USA preferite ci sono l’attraversamento pedoni (per capire che Ped Xing sta per Pedestrian Crossing abbiamo impiegato 2 settimane) e il rifornimento di benzina. Per quest’ultimo spenderò un paio di parole in più.

Funziona sempre come in un self service anche nelle ore diurne. Uno arriva con l’auto. Entra nel negozio e paga una cifra che crede essere abbastanza per il suo rifornimento. Se tale cifra è superiore a quanto effettivamente immette nella propria auto, ritorna nel negozio ed il cassiere gli restituisce la differenza in contanti. Se tale cifra non è sufficiente si rientra nel negozio, si ripaga e si tenta di concludere il rifornimento. se la cfra era adeguata il gioco finisce. Oppure si può pagare con carta di credito inserendola prima nell’apposita fessura. Ma non essendo evidenziata questa possibilità, abbiamo cominciato a pagare con la carta di credito solo dopo diversi giorni

Il Free-Refill invece è un’idea che non ci dispiace. Il concetto è facile. Si paga il bicchiere e si può prendere la bevanda (tra le varie coca cola, pepsi, fanta… ecc ecc). Vale anche con il caffè (te lo riempono anche se ne hai bevuto un dito solo) e con l’acqua del rubinetto, che non si paga. Quella minerale invece si paga a peso d’oro, in genere può costare come una birra o  poco meno.

PS. Scusate se questi giorni non abbiamo scritto nulla, ma anche se internet è disponibile in quasi tutti i motel ed hotel, nei nostri non sempre c’è.